“Queens of Africa”: le bambole nigeriane sbarcano nel vecchio continente

Foto di Silvia Iyosayi Santilli

Foto di Silvia Iyosayi Santilli

Tutte le bambine nelle case nigeriane hanno le bambole di pelle chiara. Questo potrebbe apparire un problema di poco conto, ma attraverso le bambole si insegnano e vengono trasmessi dei valori, dai un immagine di bellezza e di come dovrebbero essere le donne. È per questo che un uomo d’affari nigeriano, Taofick Okoya, stanco di vedere la nipote alle prese con bambole che non le assomigliavano per niente, ha creato dal 2007 il marchio “Queens of Africa” che produce delle simil-Barbie africane, in tre versioni che per acconciature abiti e accessori tradizionali riproducono le tre maggiori etnie della Nigeria (Hausa, Yoruba e Igbo). Una sfida inaspettatamente vinta. Oggi, la sua azienda ha una quota di mercato della Mattel e numeri di vendite insospettabili: attualmente vende tra le 6 mila e le 9 mila bambole al mese, per una fetta di mercato del 15 per cento. Alle nostre latitudini le bambole nere sono sempre esistite, generazioni di bambine dagli anni cinquanta in poi hanno sempre avuto nel loro cestone dei giocattoli quella con la pelle scura, mamme e nonne la definivano “la negretta” ma che in realtà era identica alla versione bianca, solo realizzata in plastica marroncina. Gli occhi erano, chissà perché, verdi e i tratti del viso identici alla versione base. Un residuo sommerso e forse nemmeno consapevole di retaggi colonialisti. La bambola etnica made in Nigeria ha invece una funzione culturale del tutto opposta: serve a ricostruire nelle bambine una più solida autostima legata alla loro indubbia differenza d’aspetto, in una società in cui il valore estetico è legato a modelli con cui per loro è impossibile fisiologicamente immedesimarsi. Non è cosa da poco porsi un problema simile, che naturalmente dovrebbe dare già per scontato che il pregiudizio “ambientale” rispetto all’integrazione sia un problema superato. La bambola etnicamente connotata sarà la nuova frontiera da conquistare per un’integrazione che non corrisponda all’appiattimento delle diverse culture. Molte famiglie di origine africana, che si sono stabilizzate in Europa o negli Stati Uniti, hanno iniziato a sentire il bisogno di mettere in mano ai loro bambini dei giocattoli che potessero aiutarli a ricostruire un tramite con la loro cultura nativa. Una bambina con la pelle scura si pone delle domande quando l’ unico modello di bellezza celebrato dalle sue bambole è quello di pupattole bianche bionde con gli occhi verdi. Una cosa resta ancora da fare: le Regine d’Africa sono magre come la Barbie tradizionale. Ragioni di business, ragioni di concorrenza. Ma in futuro Taofick assicura: “saranno di corporatura tradizionale.”

Silvia Santilli

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