366 Off-news: Elvis Presley, il mistero della morte del Re del Rock

È il 16 agosto 1977: il Re del Rock and Roll, Elvis Aron Presley, viene ritrovato morto dalla fidanzata Ginger Alden, alle 13:30 nel bagno della sua casa di Graceland (Memphis), con il pigiama abbassato fino alle caviglie e il viso sepolto in una pozza di vomito sul tappeto; la faccia di Elvis è gonfia e violacea, la lingua biancastra pende fuori dalla bocca, i bulbi oculari iniettati di sangue. L’arrivo al Baptist Memorial Hospital avvenne alle 14:55 del pomeriggio, alle 15:30 fu dichiarata la morte per un arresto cardiaco. Aveva solamente 42 anni. Il giorno seguente Elvis era atteso in concerto dai suoi fan che, da giorni, avevano esaurito in ogni ordine di posti il Cumberland Civic Center di Portland. Negli ultimi tempi, Presley aveva mostrato qualche défaillance. Le ultime esibizioni, infatti, sono state deludenti a causa delle condizioni fisiche disastrose e del suo stato mentale confuso. In soli due anni il cantante era ingrassato in modo vistoso. A volte, era il primo ad annoiarsi dei suoi stessi concerti; gli capitava di scordarsi i testi delle canzoni, persino quelli dei suoi cavalli di battaglia. Aveva persino cancellato alcuni show perché non riusciva ad alzarsi dal letto. Insomma, Elvis non stava per niente bene.
Ne era perfettamente conscio il suo medico personale, George Nichopolous. Dal 1970 si occupava a tempo pieno della salute del re del rock, non gli faceva mancare nulla: specie tranquillanti e sonniferi che dispensava in dosi abbondanti, poichè Presley faceva sempre una gran fatica ad addormentarsi. Gli era accaduto anche quella notte. Verso le 11.45, dopo esser stato quasi un’ora e mezza nello studio del suo dentista per la pulizia dei denti e l’otturazione di un paio di carie, Elvis è tornato a Graceland e si è coricato. Ma non riusciva a dormire. Era agitato per il concerto di Portland e anche perché, nel pomeriggio, aveva litigato con la sua fidanzata, la bella Ginger Alden: lei non aveva voglia di seguirlo in tournée. I due, poco dopo, si sono riappacificati e hanno nuovamente parlato di matrimonio. Eppure, Elvis era nervoso. Poi, passato l’effetto dell’anestesia, iniziò a sentire dolore ai denti. Per questo, alle 2.15, chiese a uno dei suoi “fratellastri” (Ricky Stanley) di andare al Baptist Memorial Hospital a prendere delle pillole di Dilaudid, un analgesico potentissimo. Dopo averne ingerite senza risultato ben sei, alle 4 del mattino svegliò suo cugino Billy Smith, gli chiese di fare una partitina di squash. Giocando praticamente da fermo, Elvis si divertiva nel cercare di colpire con la pallina il cugino Billy. Lo faceva sempre ma stavolta, con la racchetta, finisce per ferirsi a una gamba. Allora, decise di piantarla lì: suonò al pianoforte un paio di gospel e poi Blue Eyes Crying In The Rain. Quindi, più o meno alle 5, tornò da Ginger, in camera da letto. Assunze un’altra dose di pillole, quella prescrittagli quotidianamente dal Dr. Nichopolous. Ma ancora non riusciva a prendere sonno e, un paio di ore dopo, ingerì altre pasticche. Sono ormai le 8.30 e una zia, Delta Mae Biggs, gli portò l’ennesima dose di medicinali. Alle 9.30 Elvis decise di andare in bagno per continuare a leggere il libro che lo stava appassionando (The Scientifc Search For The Face Of Jesus di Frank Adams). Erano appena passate le due, quando Ginger Alden trovò il corpo di Elvis disteso sul pavimento. In seguito nella stanza arrivò anche Joe Esposito il quale lo girò sulla schiena e provò a sentire il polso. Quindi, con atto compassionevole, gli tirò su i pantaloni. Nonostante la bocca fosse bloccata, Joe aveva la sensazione di percepire un soffio d’aria uscire dai polmoni. Così provò subito a praticargli un massaggio cardiaco ma, poco dopo, preferì chiamare il 911, il numero delle emergenze. Intanto, Vernon Presley (il papà di Elvis) entrò in bagno. Anche Lisa Marie, la figlia di Elvis e Priscilla Beaulieu, che non aveva ancora compiuto 10 anni, assistettero alla scena. Poco dopo, giunse l’ambulanza. Alle 2.56 l’ambulanza raggiunse il pronto soccorso dell’ospedale, ma dopo mezz’ora di inutili tentativi di rianimazione, Elvis Aaron Presley venne dichiarato morto. Alle 16, davanti al cancello di Graceland e di fronte a centinaia di telecamere e di microfoni, Vernon Presley disse semplicemente: «My son is gone» (mio fglio se n’è andato). L’autopsia rivela che nel corpo della rock star c’erano quattordici sostanze chimiche diverse, di cui dieci sopra i limiti tollerabili dal fisico umano. Elvis spendeva fino a un milione di dollari l’anno in sostanze farmaceutiche.
Solo nel 1977 il famigerato Dr. Nichopolous gli ha prescritto diecimila dosi di medicinali. «Chi ha il coraggio di dire di no al re del rock?», era solito giustificarsi. Per riposare Presley assumeva sonniferi, per tenersi su prendeva eccitanti: tutti medicinali concessigli senza limiti dal suo medico e dei quali era diventato dipendente. Non solo: una sconsiderata dieta alimentare gli procurava problemi di ritenzione idrica e non poche difficoltà intestinali. Elvis aveva problemi di ipertensione, un’arteriosclerosi coronarica, danni al fegato. E si dice che negli ultimi mesi fosse arrivato ad assumere circa 100.000 calorie al giorno, tante quante ne necessita un elefante.
Il suo alimento preferito era un sandwich lungo 30 centimetri con bacon, burro di arachidi e marmellata di fragole. Ne mangiava due al giorno, più lo spuntino di mezzanotte (che non si faceva mai mancare) a base di hamburger e patatine fritte. Già nel 1975 era stato ricoverato in ospedale per un blocco del colon. Il 16 agosto gli anatomo-patologi riscontrarono un’importante stasi gastrointestinale. Forse Presley ha avuto un infarto procurato dagli sforzi compiuti nel tentativo di evacuare.
Ancora oggi però, dato che il risultato dell’autopsia non fu mai rivelato pubblicamente, molte sono le ipotesi inerenti le cause del suo decesso.

La foto di Elvis nella bara, resa pubblica sulla copertina del ”National Enquirer”, ha portato a tantissime supposizioni sulla possibilità che in realtà Presley avesse inscenato la sua morte. L’immagine ritrae il Re del Rock troppo perfetto e troppo magro, dal volto cinereo e incredibilmente pallido quasi fosse un uomo di cera. Successivamente, ad aumentare i dubbi, il secondo nome che apparve sulla lapide, fu quello di Aaron, con due A, e non Aron. L’artista aveva inoltre a che fare con il Priorato di Sion, la società segreta che combatte il comunismo internazionale e questa poteva nasconderlo e fornirgli una nuova identità.
Un’altro elemento che spinse sul discorso omicidio o fuga e messinscena è che il giorno della sua morte il Re del Rock avrebbe dovuto testimoniare contro un narcotrafficante ed offrire al Presidente Nixon il suo aiuto per combattere la droga, infatti si pensa tutt’oggi che possa essere entrato in un programma di protezione testimoni.
Secondo altra fonte però, il programma di protezione in realtà non funzionò ed Elvis fu ucciso. La scorta non era sicura e quel 16 agosto 1977 qualcuno tra loro aprì la porta della casa di Presley per far entrare i suoi assassini. All’arrivo degli inquirenti le prove furono occultate, mentre i medici si trovarono di fronte la scena di una battaglia appena consumata. La polizia preferì non diffondere i sospetti sul presunto assassinio.

7 americani su 10 pensano ancora oggi che Elvis sia vivo, 4 su 10 affermano di averlo visto in giro per l’America. Un cantante di nome Jon Cotner si fa chiamare Mistery Man 1835 (come la data di nascia di Presley: 1/8/1935) e comincia a destare sospetti per l’incredibile somiglianza con il Re del Rock And Roll. Un’analisi però dei tratti del viso e della voce di Cotner confermano la mancanza di punti in comune con Elvis spegnendo ogni possibile velleità di rivederlo in vita.
Dopo tutte queste dicerie e supposizioni per una scomparsa che ancora oggi rimane un mistero, le uniche certezze che possiamo affermare su Elvis Presley sono queste:

  • Unico artista ad essere stato inserito in quattro Hall of Fame, quelli riguardanti la musica rock, la musica gospel, la musica country e la musica rockabilly.
  • 149 dischi d’oro, di platino e multiplatino ricevuti durante tutta la carriera.
  • Graceland è stata dichiarata dal governo degli Stati Uniti monumento nazionale, ed è la seconda casa più visitata d’America, dopo la Casa Bianca.
  • Record di presenze con 12 brani in classifica.
  • Vincitore di tre Grammy Award.
  • Record di tutto esaurito in 380 esibizioni consecutive.
  • Il concerto denominato Aloha from Hawaii trasmesso via satellite fu visto più dello sbarco sulla luna.
  • Oltre un miliardo di dischi in tutto il mondo.
  • Record di maggior numero di settimane di permanenza al primo posto in classifica in America, cioè 79.
  • Nell’arco di tempo compreso tra l’anno 1956 e l’anno 2003 sono apparsi nella classifica Hot 100 di Billboard, 151 singoli contenenti brani incisi dal cantante.

Ci sono stati molti ragazzi in gamba, molti pretendenti, ma c’è stato un solo Re. (Bruce Springsteen).

Silvia Santilli

 

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