Il mondo non è mai pronto alla nascita di un bimbo

Essere mamme, provare la gioia di mettere al mondo una nuova vita da crescere e da educare, è un dono e una responsabilità. Per alcune è un sogno, per altre può tramutarsi in un incubo. Non tutte sentono quell’impulso di procreazione. Non tutte hanno l’istinto materno. Ma ci sono donne che lo sentono, che sognano da tutta una vita di poter diventare genitori. Attendono l’uomo giusto, il lavoro, la stabilità e poi? Nove anni di tentativi, nove anni di frustrazioni, nove anni per arrivare al punto di non sentirsi più donna. A volte il desiderio di avere un figlio proprio può restare inappagato. Lesley Brown si sentiva pronta per introdurre un cucciolo d’uomo nella giungla del mondo; ciononostante l’occlusione delle tube le impediva di scrivere le pagine della sua vita come lei sempre le aveva immaginate. Erano gli anni ’70 e non sempre la chirurgia permetteva di ottenere il risultato sperato. Lesley e il marito si rivolsero a Patrick Steptoe, un ginecologo di Oldham noto per aver messo a punto una tecnica chirurgica innovativa per risolvere l’occlusione delle tube. All’epoca il medico lavorava già da vari anni a un progetto molto ambizioso: vista l’inefficienza della chirurgia, aveva iniziato a collaborare alle ricerche sulla fecondazione in vitro di Robert Edwards, scienziato dell’Università di Cambridge, molto esperto nella manipolazione di embrioni e gameti. Il caso di Lesley era fra quelli che difficilmente si risolvevano con un intervento chirurgico; così, Steptoe propose alla coppia la nuova tecnica. Lesley e il marito si sottoposero al trattamento nell’autunno del 1977, e la gravidanza ebbe inizio nel 1978. Il 25 luglio 1978 arrivò il momento tanto atteso: venne reciso il cordone, la bambina spalancò la bocca, prese una profonda boccata di ossigeno ed emise il suo primo potente vagito. Questo fu il solenne ingresso nel mondo di una neonata che cambiò radicalmente la storia della medicina. Louise Brown è il primo neonato concepito attraverso la fecondazione artificiale. Alla notizia di quella nascita, il mondo rimase di stucco. Infatti, sebbene negli anni precedenti i giornali avessero seguito gli sforzi degli scienziati che tentavano di ottenere la fecondazione in vitro, quella possibilità sembrava appartenere più alla fantascienza che alla realtà. Persino fra gli addetti ai lavori gli scettici erano la maggioranza. Inoltre la ricerca di Robert Edwards e Patrick Steptoe, i due “papà scientifici” della piccola Louise, era da molti ritenuta immorale e pericolosa, poiché, ritenevano che, se mai fosse andata in porto, avrebbe certamente fatto nascere neonati deformi. Louise, invece, non era solo perfettamente normale: il caso volle che fosse anche bellissima, al punto che per i giornali di tutto il mondo divenne “la neonata perfetta”, “l’adorabile Louise”, “la bambina del secolo”. Morale non morale. Favorevoli o contrari. Quando una donna ha il sogno di essere madre e noi, semplici spettatori delle sue sofferenze, abbiamo la possibilità e i mezzi per esaudire il suo desiderio: chi siamo per negarglielo? Chi siamo noi per privarla della sua giornata da Dio (mettere al mondo un figlio è questo) e una vita da super mamma?

I bambini sono frammenti di polvere di stelle soffiati dalla mano di Dio. Fortunata la donna che conosce le doglie del parto perché lei ha tenuto una stella dentro sé.
(Larry Barretto)

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