Nati sotto il segno dei Gemelli

L’amore porta aldilà della convinzione terrena della vita, strappa l’anima dalla terra e la porta fino in cielo, segue, senza timori né dubbi, l’altra metà della mela, sfidando i limiti del tempo e dello spazio, tornando, nonostante tutto, a vivere come un unico frutto. Un sentimento sublime che tange le corde del cuore, facendo risonare l’anima. Due amanti, un padre e una figlia, una madre e il suo piccolo bimbo, fratelli: chiunque possono essere i protagonisti di questa esperienza emozionale, purché di animo nobile. Castore e Polluce, mitici figli di Zeus, furono generati insieme con Elena, dall’uovo di Leda, unitasi con il dio dell’Olimpo mutato in cigno. I due gemelli rappresentano l’eroismo e il sacrificio, Castore, domatore di cavalli, e Polluce, valoroso pugile, furono i protagonisti di numerose ed eroiche avventure: liberarono la sorella Elena, rapita da Teseo, parteciparono alla spedizione degli Argonauti, alla caccia del cinghiale Calidonio e al rato delle Leuccipidi. Fu proprio quest’ultima avventura a porre fine alla vita di Castore, ucciso dagli Afaridi, suscitando nel gemello il desiderio di morte, poiché privato del riverbero della sua anima e del braccio destro per le sue eroiche gesta. Fu così che Zeus concesse a Polluce di rinunciare a metà della sua immortalità in favore di Castore, vivendo così insieme un giorno nell’Olimpo e uno nel regno dei morti. Secondo quanto riportato da Euripide nell’opera “Elena”, invece, i Dioscuri, una sorta di patronimico per identificare i due fratelli, furono trasformati da Zeus nella costellazione dei gemelli, così da unire i due eternamente. Essi furono venerati sia nell’antica Grecia che a Roma, dove, il 15 luglio, si svolgeva la tradizionale processione degli “equites” che, a cavallo, si dirigevano verso il tempio dei Dioscuri, considerati eroici cavalieri e loro protettori. I gemelli si distinguono in eterozigoti e omozigoti, i primi nascono dalla fecondazione di due cellule uovo da parte di due spermatozoi, processo che non necessariamente avviene simultaneamente. I gemelli dizigoti presentano, di norma, caratteristiche diverse, mentre i monozigoti, condividendo lo stesso patrimonio genetico, sono identici, tanto fisicamente quanto mentalmente. Molti neurochirurgi, psicologi e psichiatri, sostengono che i gemelli omozigoti hanno un tessuto comune che consente loro di avere una sorta di collegamento psichico. La forte empatia è, secondo questa tesi, il frutto della genetica, tuttavia la concezione dell’altro come un alter ego incrementa la possibilità di un’unione emozionale. I gemelli, infatti, vivono una sorta di trauma, poiché non si riconoscono come individui unici, ma ragionano e pensano in termini di “Io-Noi”, meccanismo che causa problemi nell’adattamento alla vita quotidiana. Questo processo di confusione identificativa del singolo viene incrementata, spesso, dall’abitudine dei genitori di rendere uguali, persino nel vestiario, i due fratelli, intrappolati ancor più nella loro immagine riflessa non più in uno specchio, ma nella realtà. Ci sono anche anomalie genetiche, che, nonostante siano rare, rappresentano una potenziale problematica. Un esempio è dato dai gemelli siamesi, uniti per una parte del corpo: la maggior parte dei casi sono morti durante la gravidanza o poche ore dal parto, solo in rare circostante l’odierna chirurgia sarebbe in grado di risolvere la separazione, riguardante, secondo la statistica, per tre quarti il genere femminile. Il termine “siamese” deriva da un caso registrato all’inizio del 1800, riguardante i fratelli Clang ed Eng Bunker. I due gemelli omozigoti nacquero a “Siam”, oggi attualmente in Tailandia, condividendo una parte anatomica che li teneva uniti dallo sterno all’ombelico. Furono per anni i protagonisti del Circus di P.T. Barnum, per poi trasferirsi negli Stati Uniti, dove divennero imprenditori e coltivatori del North Carolina. I due riuscirono a condurre una vita quasi normale, si sposarono con le due figlie di un reverendo costruendo ognuno la propria vita, nella quale, a giorni alterni, uno trascinava l’altro. Vissero in due case, si organizzarono in modo tale da mantenere ognuno il proprio libero arbitrio, pianificando persino la vita intima, riuscendo ad avere 22 figli totali. Una polmonite stroncò Clang nel sonno, l’altro fratello, dichiarò che sarebbe morto 15 minuti dopo, ma in realtà spirò tre ore la morte del fratello. I medici gli proposero un intervento per separarsi da Clang, ma Eng rifiutò e si lasciò andare per seguire il fratello.  Essi si trasformarono in stelle, congiunte sotto la costellazione dei Gemelli, creata per riunire le anime rotte alla nascita, che, come magneti, si cercano, tendendosi la mano per non restare mai più soli, incompleti.

Federica Troiani

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