Le origini della Pasqua: perché si cambia data ogni anno?

Sapete realmente cosa rappresenta la Pasqua? Nella tradizione Cristiana, commemora la resurrezione di Gesù, avvenuta nel terzo giorno successivo alla sua morte. La parola deriva dal greco: pascha, a sua volta scaturito dall’aramaico pasah propriamente “passare oltre”, “rinascere”. Augurare una buona Pasqua significa augurare una rinascita. Questa festa nasce dagli Ebrei i quali celebrano la loro liberazione dall’Egitto. Nove piaghe non bastarono a convincere il Faraone a lasciare andare l’umile popolo ridotto in schiavitù. Fu così che Dio si decise a scagliare una decima piaga, la più tremenda: ogni famiglia ebrea avrebbe dovuto sacrificare un agnello, e col sangue segnare gli stipiti e l’architrave della porta; davanti a quei segni Dio, sceso sull’Egitto per uccidere il primogenito di ogni famiglia, avrebbe riconosciuto i suoi e sarebbe passato oltre. Così la volontà del Faraone fu finalmente piegata, e gli Ebrei partirono, abbandonando l’Egitto passando oltre il Mar Rosso. La Pasqua cristiana si pose sul tracciato di quella giudaica, ma trasformandola profondamente. L’etimologia venne interpretata affine a pathein (soffrire), per avvicinare la celebrazione alla Passione di Cristo. Ne nacque la ricorrenza più importante di questa religione. La sua rilevanza è raffigurata da molte espressioni comuni che ne fanno l’antonomasia della festa: esser felici come una pasqua, fare pasqua – dare una mala pasqua, nel senso di augurare la cattiva riuscita di una festa. E ora il tanto attesto quesito: perché la data della Pasqua non è fissa? Pochi sanno che originariamente la risurrezione era ricordata ogni domenica ma successivamente, la Chiesa cristiana decise di celebrarla solo una volta l’anno. Da qui le diversi correnti di pensiero per decidere la data in cui festeggiare la risurrezione di Gesù. Le controversie terminarono con il concilio di Nicea del 325 d.C., che affidò alla Chiesa di Alessandria d’Egitto il compito di decidere ogni anno la data. Quindi divenne una festa mobile ovvero, correlata con il ciclo lunare. La Pasqua ebraica e la Pasqua cristiana celebrano eventi differenti e non possono cadere mai nello stesso giorno anche se avvengono pressappoco nello stesso periodo. All’interno del cristianesimo vi sono due regole differenti: una se si usa il calendario gregoriano (cattolici e protestanti) mentre l’altro se si usa quello giuliano (ortodossi). In alcuni anni tutti i cristiani festeggiano la Pasqua nello stesso giorno, mentre in altri, avviene in date differenti. La Pasqua cristiana si celebra la domenica successiva alla prima luna piena di primavera. Dunque può cadere in un arco di 35 giorni: dal 22 marzo (nel caso sia plenilunio il 21 marzo, primo giorno di primavera, e il giorno successivo sia domenica) al 25 aprile (se il primo plenilunio è il 18 aprile e il giorno successivo è lunedì). Il legame con il calendario lunare deriva dalla Pasqua giudaica. Gli ebrei ancora oggi utilizzano un calendario i cui mesi durano quanto un ciclo lunare (29 o 30 giorni). La Pasqua ebraica viene (e veniva) celebrata il quattordicesimo giorno del mese Nissàn, cioè in corrispondenza della luna piena di marzo-aprile. Perciò, fino al II secolo, i cristiani celebravano la Pasqua il 14 Nissàn per ricordare la morte di Gesù, che, secondo l’evangelista Giovanni, era avvenuta in quel giorno. Il 14 del mese di Nissàn, in teoria, corrisponde sempre al primo plenilunio successivo all’equinozio di primavera (21 marzo); ma poiché l’anno ebraico medio è di circa 6 minuti e mezzo più lungo rispetto all’anno tropico, nel corso dei secoli si sono accumulati alcuni giorni di ritardo nella definizione convenzionale del plenilunio. Attualmente quindi la Pasqua ebraica cade sempre tra il 26 marzo e il 25 aprile. Questo intervallo di date, però, si sta lentamente spostando sempre più in avanti (circa 1 giorno ogni due secoli). Inoltre per una regola del calendario ebraico l’anno può cominciare solo di lunedì, martedì, giovedì o sabato (se la luna nuova cade in uno dei giorni vietati il capodanno si sposta al giorno successivo), e poiché la Pasqua cade esattamente dopo due settimane anch’essa è celebrata in questi stessi giorni.
Tolto ogni dubbio, vi auguro una buona rinascita. Vi auspico di trovare sempre la forza di affrontare un nuovo giorno, poiché esso rappresenta sempre una possibilità, una rifioritura. Buona rinascita a chi sta soffrendo, a chi ha fame di affetto, a chi ha fame di cibo, a chi sta sfuggendo dalla guerra. Ogni giorno è un buon giorno per risorgere.

Silvia Santilli

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