Radiohead, Pablo Honey (1993): odi et amo!

22 febbraio 1993 – Esce Pablo Honey disco d’esordio dei Radiohead.
Pablo era un personaggio immaginario scaturito da una cassetta di scherzi telefonici ad opera dei Jerk Boys, una band newyorkese. Quel “tesoro di Pablo” nasce nel millennio scorso, l’era senza iPod, internet, freedownload e YouTube. Venne concepito un gelido venerdì ad Oxford, inizialmente i Radiohead si chiamavano “On a Friday”, il giorno in cui generalmente si riunivano in sala prove a registrare le dodici travagliate tracce che diedero vita a Pablo. pablo-honeyA quei tempi si consumavano le cassette dei Nirvana, si cantava a squarciagola I feel you dei Depeche Mode. Pablo Honey si presentava senza troppe pretese o innovazioni, la band aveva già pubblicato un paio di ep sconosciuti ai più e tutto sembrava dover mantenere quella direzione se non fosse stato per Creep: la ballata che ha rotto il silenzio riuscendo a catapultare i Radiohead fuori dalla scena underground dritti verso il grande pubblico. Più volte Thom Yorke e soci hanno parlato del rapporto di amore e odio nei confronti di questo singolo, che sebbene sia stato un innegabile apri porta per il successo, ha rischiato di schiacciarli. Non è stato facile andare oltre l’etichetta di “quelli di Creep”, un po’ come quando ai falò estivi Lucio Battisti e La canzone del sole vengono ribattezzati “le bionde trecce e gli occhi azzurri.. e poi?!” Di certo nessuno poteva prevedere i frutti di questa piccola ribellione che avrebbe portato ad album come Ok computer e Kid A. Per quanto Creep sia indubbiamente un brano di qualità, è presto divenuto inadeguato in confronto alla portata innovativa del lavoro dei Radiohead. Sia la critica che il pubblico spesso considerano Pablo Honey una falsa partenza per quella che si sarebbe presto rivelata una delle formazioni più influenti della scena rock tra gli anni Novanta e il Duemila. Non a caso la band è spesso maldisposta ad eseguire dal vivo canzoni come Anyone Can Play Guitar, Stop Whispering e Blow Out, tracce che hanno contribuito al buon successo dell’album. Inoltre You è stato uno dei primi boom tra i fan dei Radiohead e difatti è una delle pochissime canzoni di Pablo Honey eseguite anche dopo il 1998. Ciononostante gli spettatori dei primi concerti hanno spesso dimostrato poco interesse per le altre canzoni della band, tutti non aspettavano altro che Creep! Questo ha causato una reazione piuttosto drastica: la canzone è stata suonata sempre meno  e dal 1998 al 2001 non venne più eseguita dal vivo. 200_sCreep è stata ispirata da una ragazza che Yorke, autore della canzone, aveva seguito in giro e che si presentò inaspettatamente durante uno spettacolo della band. Registrarono la canzone suonandola una sola volta di filato, e alla fine tutti i presenti scoppiarono in un applauso. Nonostante la registrazione fosse buona, la band non aveva intenzione di pubblicarla. Furono i produttori ad insistere, essendo rimasti molto colpiti dall’esecuzione.  Alla domanda su Creep nel 1993, Yorke ha detto: “Ho un problema reale con l’essere un uomo negli anni ’90. Ogni uomo con qualsiasi sensibilità o coscienza verso il sesso opposto dovrebbe avere un problema. Affermare in realtà sé stessi in un modo maschile prescindendo dal fatto che suono in una band hard-rock è una cosa molto difficile da fare. Si torna alla musica che scriviamo, che non è effeminata, ma non è nemmeno brutale nella sua arroganza. Si tratta di una delle cose che da sempre sto cercando di fare: affermare una personalità sessuale e, dall’altro cercare disperatamente di negarla.“ Negli ultimi anni sono tornati alla ribalta generi musicali provenienti da una rivalutazione di quel che accadeva alla fine degli anni Ottanta. Manca però il pubblico adatto. Non ci sono più gli adolescenti piagnucoloni di una volta, quelli con l’apparecchio e i brufoli. Gli sfigati che si innamoravano della “pupa” che non li guardava neanche. Quelli che si scavavano dentro alla ricerca del proprio posto nel mondo: senza risposte, ma solo tanta imperfezione. Le frustrazioni e le angosce non si sfogano più ascoltando e riascoltando un disco o una canzone, bensì rincorrendo i quindici minuti di celebrità fatti di hashtag e like!
Where do we go from here?

Silvia Santilli

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