#ManiInTasca

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Silvia Santilli e Federica Troiani, volontarie del Servizio Civile Nazionale, per conto dell’Associazione Musikologiamo, in collaborazione con la fotografa Francesca Maria Tiberti, lanciano la campagna #ManiInTasca. Il progetto, patrocinato dallo sportello antiviolenza “Il nido di Ana”, dal Comune e dalla Provincia di Rieti, consiste in un servizio fotografico, nel quale sono stati coinvolti i giocatori della NPC Rieti, entusiasti dell’iniziativa, e delle ragazze, intente a lanciare un messaggio forte e di grande positività. I corpi dei modelli sono stati arricchiti con significative scritte: messaggi non solo di informazione e sensibilizzazione, ma soprattutto in lotta con gli stereotipi più insidiosi, interiorizzati anche dalle donne stesse. Il maltrattamento che mina l’integrità della persona non riguarda solo le donne, ma è un problema anche degli uomini e non è estirpabile senza il loro coinvolgimento diretto. Per questo in #ManiInTasca, i giocatori della Npc Rieti si fanno portavoce di messaggi contro la violenza sulle donne: sono gli uomini a dover scendere in prima fila per difendere i diritti delle donne, innescando così un cambiamento culturale. La campagna affronta il tema della violenza in tutte le sue forme: la violenza psicologica (azioni e parole che minano e mettono in pericolo l’identità e l’autostima, come insulti, minacce e isolamento), la violenza fisica (aggressione corporea contro la persona con comportamenti quali: spintonare, colpire, schiaffeggiare, percuotere, strangolare, tirare i capelli, provocare ferite con calci, ustioni, armi contundenti e/o da fuoco, sino all’uccisione), la violenza sessuale (comportamenti a sfondo sessuale e ogni forma di sessualità attiva e passiva imposte contro la volontà della donna), la violenza economica (creare o mantenere una dipendenza economica, non dare alcun mantenimento o darlo in misura inadeguata, costringere all’assunzione di impegni finanziari, vietare o impedire il lavoro o la formazione), la violenza domestica (ogni tipo di violenza presente in una relazione affettiva presente o passata). Molto spesso si giustifica la violenza: essa viene vista come conseguenza di problemi legati all’alcol, alle difficoltà sociali o alla disoccupazione. Tuttavia queste non sono le cause di un maltrattamento, ma il momento scatenante della violenza. Le motivazioni sono sempre da ricercarsi nella disparità esistente tra i sessi e i connessi ruoli, nell’incapacità di risolvere i conflitti senza la violenza e nella biografia personale. Da un’indagine pubblicata dall’Istat che prende in considerazione gli ultimi cinque anni sino al 2014, si conferma che una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, per un totale di 6 milioni 788 mila donne. Il 5,4 per cento dice di aver subito uno stupro o un tentativo di stupro, cioè quasi un milione e mezzo di donne: più di tutti gli abitanti del comune di Milano. Da chi? Malgrado le paure inconsce che le “ondate di immigrazione” creano nell’immaginario della popolazione italiana, chi commette violenza, sono proprio i partner, gli ex, i parenti e gli amici di famiglia, che infatti compiono oltre il 62% delle violenze. Solo le “molestie sessuali” sono da imputare a sconosciuti per il 76% dei casi. Per gli uomini molti atteggiamenti sono ritenuti accettabili, quali? Per il 25% fare battute a sfondo sessuale, per il 20% fare avances fisiche, per il 15% proibire alle donne decisioni sull’economia familiare, per il 12% obbligare una donna a lasciare il lavoro. Per le donne, a dimostrazione che gli stereotipi non sono appannaggio solo maschile e che il retaggio del passato, quanto a modelli femminili, è ancora attuale, si rileva che il 61% delle intervistate ritiene che quello che accade nella coppia non debba interessare agli altri, il 79% considera normale che un uomo tradito possa diventare violento, il 77% che se ogni tanto gli uomini diventano violenti è per il troppo amore,  l’86% delle intervistate, in ogni caso, di fronte ad un marito che picchia propone di lasciarlo. L’obiettivo di #ManiInTasca è quello di dare voce al dramma privato che vivono ogni giorno milioni di donne, utilizzando i corpi come una lavagna di sensibilizzazione, dai quali le scritte vengono lavate via, al contrario dei segni lasciati dalla violenza. La campagna mostra l’esistenza del diverso, è un’esortazione a guardare meglio e più lucidamente la persona che si ha accanto, è un rifiuto ai pregiudizi e alle opinioni presenti nella società che sminuiscono la gravità della violenza. Non si combatte la violenza con immagini che la esprimono, non si fanno uscire le donne dalla buca del vittimismo, se si continua a rappresentarle come vittime. Si vuole offrire non solo l’immagine e la denuncia della violenza, ma anche un metro di giudizio positivo, con il quale chi subisce violenze, può constatare l’esistenza di un rapporto diverso, basato sull’amore e il rispetto. Spesso infatti, le donne vittime di maltrattamenti, non conoscono altro che violenza, vergogna, paura e solitudine: #ManiInTasca ricorda loro che non sono sole, che devono denunciare chi fa loro del male. Denunciare è l’unica arma che può fermare questo oltraggio civile: esiste un numero 1522, a sostegno di queste donne, insieme si possono superare le paure.

La paura del sabato sera

La paura del sabato sera

1 italiano su 10 sostiene che se la donna non indossasse abiti provocanti, non subirebbe violenza. Il 78% delle donne dice che per evitare di subire violenze le donne non dovrebbero indossare abiti succinti. I miti sulla violenza si basano su errate interpretazioni della concatenazione di cause, portano spesso ad un capovolgimento delle responsabilità, suggeriscono la possibilità che la vittima possa avere influenza sulla violenza. Ciò sposta l’attenzione rispetto alla reale responsabilità, porta ad un isolamento della vittima con aggravio del pericolo per la stessa.

Modelli: Martina Angeletti, Riziero Ponziani

Nessuna scusa

Nessuna scusa

Negano, banalizzano o scusano il loro comportamento, danno la colpa alle loro compagne, all’alcool, alle droghe, ai problemi economici: gli uomini possono sempre scegliere come comportarsi. La violenza non ha scuse.

Modelli: Silvia Santilli, Andrea Longobardi

Questo è amore

Amore Malato

Oltre ad intaccare il pensiero distorto sulla donna, va debellato il pensiero della donna stessa quando non “vede” la violenza dell’altro e sopratutto quando non conosce altro. Le donne devono trovare il coraggio di abbandonare la maschera forzata di accettazione e accondiscendenza che spesso vengono costrette ad indossare, devono capire con chi hanno a che fare già alla prima avvisaglia di violenza. Quello NON È AMORE.

Modelli: Alessia Nobili, Nicolò Benedusi

La ballerina

Fiocco Bianco

Le donne giustificano chi fa loro del male. Le porte, gli spigoli spesso hanno un nome e un cognome. Il fiocco bianco è un simbolo, rappresenta un impegno personale a non commettere, a non tollerare a non rimanere in silenzio rispetto alla violenza contro le donne.

Modelli: Francesca Maria Tiberti, Rakeem Buckles

NO!

Non è colpa mia

I  pregiudizi circolano nella società, ostacolano le donne vittime di violenza nel parlarne e impediscono un aiuto adeguato. Di conseguenza le donne arrivano ad addossarsi la colpa per la situazione ed evitano di aprirsi.

Modelli: Federica Troiani, Shaquille Hidalgo

Esci dal silenzio

Parlare significa spezzare l’esperienza dolorosa che il silenzio rende ogni giorno più grande.

Modelli: Marta Melchiorri, Gianluca Della Rosa

gioielliere

#ManiInTasca

Una donna deve avere la forza di opporsi alle violenze, senza la paura di ripercussioni psicologiche, fisiche o economiche. Nessuna violenza è accettabile, non bisogna alimentare l’ego di chi crede di avere la vostra vita in pugno. Denunciare è il modo per sciogliere la presa di chi vi maltratta e il mezzo per slegare il cappio della violenza

Modelli: Martina Angeletti, Nicolò Benedusi, Gianluca Della Rosa

silenzio

Non sei sola

Chi è vittima di violenza  tende a nascondere il problema, si vergogna ad ammetterlo, ha paura delle reazioni del partner,  si sente in colpa per una definitiva rottura della relazione di coppia, è preoccupata per le ripercussioni sui figli, ma anche delle conseguenze sul piano economico. Non sei sola: è possibile interrompere e uscire dal circolo vizioso della violenza.

Modelli: Yvonne Pagano, Dalton Pepper

Guarda in faccia la realtà

Guarda in faccia la realtà

“Ogni volta il giorno dopo sembra tornare un agnellino e poi, prima o poi, si trasforma in lupo.” Guardate in faccia la realtà, calate la falsa maschera di pentimento di chi vi maltratta: se lo ha fatto una volta lo rifarà. Non ci sono scuse, non è amore, né un momento difficile, è una violenza, e come tale deve essere denunciata.

Modelli: Alessia Nobili, Davide Parente, Andrea Auletta

L O V E

L O V E

L’amore è uno dei temi filosoficamente più discussi. Esso può presentarsi sotto infinite forme, ognuna delle quali è sinonimo di benessere e serenità. L’amore non fa male, non lascia segni, non minaccia, non perseguita, non ricopre il corpo di lividi. L’amore è tutt’altro, sono le mani che ti aiutano ad affrontare al pari la vita senza pretendere, rinfacciare o picchiare, sono le parole che ti elogiano, sostengono, spronano, non insulti o minacce.

Modelli: Silvia Santilli, Dalton Pepper

rispetto

Rispetto

Il rispetto e l’amore devono essere così ben proporzionati da sostenersi: sono come un abbraccio indissolubile, si completano, raggiungendo insieme un significato completo, un senso perfetto.

Modelli: Elisa Lunari, Roberto Feliciangeli

sposi

Amarsi e Onorarsi

Denunciate chi vi fa del male, non vergognatevi, non abbiate paura, non sentitevi sole. I vostri cari piangeranno per voi, le vostre madri si chiederanno se avrebbero potuto fare di più, i vostri padri crederanno di aver sbagliato a lasciar andare le loro “bambine”, le vostre amiche si incolperanno per non averlo capito. Tutto questo si può evitare: denunciate le violenze, perché in primis siete voi a dovervi amare, rispettare e onorare, tutti i giorni della vostra vita.

Modelli: Federica Troiani, Chris Mortellaro

Abito e velo: Boutique La Sposa

gruppo1

Il pericolo per le donne non è solo la strada o la notte, lo è di più la normalità: la violenza sta in casa, nella coppia, nella famiglia, ricca o povera. “Il Nido di Ana – Sportello Antiviolenza” di Rieti (0746/280512) è stato inserito dal Dipartimento delle Pari Opportunità nella mappatura nazionale dei servizi socio sanitari collegati al numero antiviolenza 1522 istituito dal Dipartimento stesso. Il servizio telefonico 1522 rappresenta lo snodo operativo delle attività di contrasto alla violenza di genere e stalking. Ponendosi alla base della metodologia del lavoro “di rete”, assume il ruolo di strumento tecnico operativo di supporto alle azioni realizzate dalle reti antiviolenza locali, chiamate a contrastare il fenomeno della violenza di genere, garantendone, al contempo, i necessari raccordi tra le Amministrazioni Centrali competenti nel campo giudiziario, sociale, sanitario, della sicurezza e dell’ordine pubblico. Disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro comprese le festività, il 1522 accoglie il dramma che per lungo tempo rimane invisibile perché nascosto dalle mura domestiche o dalla apparente normalità delle relazioni famigliari e sentimentali. Oggi grazie alle campagne di sensibilizzazione e sopratutto al lavoro svolto dai centri antiviolenza, come quello de “Il Nido di Ana”, vi è un aumento delle denunce, (11,8% oggi, 6,7% ieri).

gruppo2

#ManiInTasca ricorda alle donne che non sono sole: la violenza non ha scuse, c’è sempre una scelta e anche tu puoi scegliere!

Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa.

I giocatori della NPC: Roberto Feliciangeli, Gianluca Della Rosa, Dalton Pepper, Riziero Ponziani, Andrea Auletta, Nicolò Benedusi, Shaquille Hidalgo, Andrea Longobardi, Chirs Mortellaro, Davide Parente, Rakeem Buckles
Il presidente Cattani, Anna Rita Caroselli e Chiara Sansoni.

Le Modelle: Martina Angeletti, Elisa Lunari, Marta Melchiorri, Yvonne Pagano e Alessia Nobili.

Il Comune di Rieti e la Provincia di Rieti.

Alberta Tabbo e lo sportello antiviolenza “Il Nido di Ana”.

Il Be’er Sheva, per aver ospitato la presentazione del progetto.

La truccatrice Monica Russo di Artestetica Rieti e la collaboratrice Francesca Santilli.

Massimo Rinaldi per la stampa delle foto.

La fotografa del backstage Elenia Murador.

Roberta Lucandri dell’associazione di volontariato Syro.

Daniele Frattali per l’allestimento del set fotografico.

Boutique La Sposa, Lorenzo Cecchetelli e Maurizio Rossi.
Antonio Sacco dell’associazione Musikologiamo che ha fornito  i mezzi e gli spazi per poter concretizzare il progetto.

La fotografa Francesca Maria Tiberti, per la professionalità e lo splendido lavoro svolto.

Verranno prodotte delle cartoline con le foto realizzate, che saranno distribuite allo stadio Palasojourner, inoltre verrà realizzato un calendario il cui devoluto sarà consegnato a sostegno dello sportello antiviolenza de “il Nido di Ana”.

Per info: 338.4841627 (Chiara Sansoni, addetta stampa NPC Rieti); 340.2891507 (Silvia Santilli, ideatrice #ManiInTasca); 346.7933719 (Federica Troiani, ideatrice #ManiInTasca)

Silvia Santilli e Federica Troiani

Sharing

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

1 Trackbacks & Pingbacks

  1. #ManiInTasca: una nuova campagna di sensibilizzazione – Bambole Spettinate Diavole del Focolare

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*